venerdì 30 novembre 2012

77. Don Filippo e le maniche corte

Forse don Filippo aveva scambiato il piccolo e modesto paese di Acuto per l'immorale Firenze di Lorenzo il Magnifico, ed anche un minimo peccato, per lui, era uno scandalo.
La parola "scandalo" era infatti la base delle sue memorabili prediche. Sicuramente don Filippo avrà ben conosciuto le sue pecorelle e i loro vizi segreti, ma io ricordo che si inalberava per un nonnulla, e il peccato più grave da lui perseguito era il fatto che le ragazze si presentassero in chiesa con le braccia scoperte, e arrivava al punto di chiamarle per nome e qualche volta perfino di scacciarle.
Altri tempi. Che cosa farebbe e direbbe, oggi, il bravo don Filippo? Forse si sarebbe dovuto aggiornare, e cercare peccati più interiori da mettere al bando o forse cercare più l'amore che lo scandalo.
Per fortuna, Santa Maria aveva un bellissimo organo, dal suono maestoso e potente. Così, quando don Filippo aveva concluso la sua predica roboante, la gente trovava consolazione e ristoro da una suonata di Bach o di Haendel eseguita da Pietro, un organista davvero ispirato.
Don Filippo, però, visto da vicino, era un uomo buono e amichevole. Perdonava in privato ciò che condannava in pubblico. Quando andavi a casa sua, a metà del Borgo, un pasticcino e un bicchierino di rosolio non mancavano mai per nessuno. A recarteli era una signora molto anziana, vestita di nero, molto riservata: a pensarci bene, forse era l'ultima dei suoi sedici fratelli.

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