Decine di bambini assistevano ammirati allo spettacolo del piccolo aereo che volava lungo il filo, e veniva raccolto a ridosso del palo dal più giovane dei due fratelli, Francesco. Lo spettacolo si ripeteva, ogni volta più ammirato. E gratuito.
Non era del tutto gratuito il secondo gioco i due fratelli Quattraccinque produssero, sempre a San Nicola, tra la fontana pubblica e il misterioso cancello del farmacista sor Lelllo, ricoperto di edere e di rampicanti.
Si trattava, stavolta, di una giostrina, sempre di legno; un piccolo carosello con tre o quattro seggiolini, messo in moto manualmente da Ettore, aiutato da un congegno di corda. I bambini più piccoli si azzuffavano tra di loro per poter compiere quei pochi giri in tondo, lenti e faticosi, ripagati con una monetina di rame di quattro centesimi, quella che riproduceva un'ape sui petali di una rosa.
Questi furono i giochi che ebbero maggior successo. Per il resto c'erano i salti sulla groppa dei bambini più grandi; o il gioco della picca, una specie di rubabandiera; o la lizza, con un bastone che faceva rimbalzare e colpiva al volo un pezzetto di legno appuntito, e vinceva chi lo mandava più lontano. Le palline in buca. La palla prigioniera. I più evoluti giocavano una rudimentale imitazione della palla a base introdotta dagli alleati al loro arrivo.
Si giocava con mezzi poverissimi, e con tanta voglia di dimenticare le sofferenze e le amarezze della guerra.
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