lunedì 26 novembre 2012

73. La banda dei dodicenni

La nostra riserva di miccette durò parecchio: non solo durante l'occupazione tedesca, quando era pericoloso giocare con questi rudimentali giocattoli (senza dubbio abusivi e perseguibili), ma perfino dopo la liberazione, quando per gli alleati potevano rappresentare una detenzione di tipo bellico.
Eppure, coi tedeschi o con gli inglesi, i ragazzini di Acuto trovarono il tempo e il modo di divertirsi con questi fuochi d'artificio, che non facevano spettacolo, ma mettevano certamente un po' di paura e parecchio scompiglio.
Noi bambini più piccoli nutrivamo una specie di rispettosa sudditanza verso la piccola banda di dodici-tredici anni, scavezzacollo incontenibili, sempre in mezzo in tutte le occasioni pericolose come svaligiare i camion tedeschi pieni di pane in partenza per il fronte di Cassino, o far raccolta di razzi, schegge, bossoli e materiale vario di tipo bellico, divertendosi a smontare spolette di bombe esplose e perfino non esplose e correndo rischi incredibili.
Anche questi bambini, in tal modo, credevano di combattere la loro piccola guerra. E nessuno riusciva a fermarli, finché non ci furono i primi veri incidenti gravi.

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