Il bambino incaricato del recupero era di solito colui che aveva commesso l'errore di calciare oltre il muretto di San Nicola. Quindi, presto o tardi, toccava a ciascuno di noi partire per una specie di avventura.
C'era una scorciatoia, veramente, ma era in pratica tabù: scavalcare il cancello di un altro giardino, quello della sora Marietta, la moglie di Lello il farmacista, giardino contiguo a quello della signora Silvia e scavalcabile agevolmente superando un basso muretto. Ma la sora Marietta, al contrario di Silvia, aveva un carattere assai meno mansueto, e noi ne avevamo un vero terrore, sicché quasi nessuno osava penetrare nel suo "regno".
Era giocoforza compiere un lungo giro: passare per via Vittorio Emanuele, scendere la lunghissima scalinata del vicolo Gaudente, entrare nel portone di Silvia, passare per un atrio quasi oscuro,varcare un altro portone laterale, e dopo un lungo giro si poteva finalmente uscire alla luce del giardino. Se tutto andava bene, dopo vari girigori per le aiuole e i vialetti, si poteva finalmente recuperare quella benedetta palla e ripercorrere quasi sempre senza intoppi il viaggio di ritorno.
Ogni recupero di palla necessitava di almeno un quarto d'ora, giusto l'intervallo fra un tempo e l'altro. Perciò si poteva commettere il grave peccato di perdere la palla non più di una volta a partita. Il peccatore veniva guardato da tutti con occhi torvi, e doveva scontare quella giusta penitenza.
Ora i giardini misteriosi sono quasi tutti scomparsi, per dar vita a una più pratica strada di circonvallazione.
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