sabato 24 novembre 2012

71. Il regno di sora Marietta

Il bambino incaricato del recupero era di solito colui che aveva commesso l'errore di calciare oltre il muretto di San Nicola. Quindi, presto o tardi, toccava a ciascuno di noi partire per una specie di avventura.
C'era una scorciatoia, veramente, ma era in pratica tabù: scavalcare il cancello di un altro giardino, quello della sora Marietta, la moglie di Lello il farmacista, giardino contiguo a quello della signora Silvia e scavalcabile agevolmente  superando un basso muretto. Ma la sora Marietta, al contrario di Silvia, aveva un carattere assai meno mansueto, e noi ne avevamo un vero terrore, sicché quasi nessuno osava penetrare nel suo "regno".
Era giocoforza compiere un lungo giro: passare per via Vittorio Emanuele, scendere la lunghissima scalinata del vicolo Gaudente, entrare nel portone di Silvia, passare per un atrio quasi oscuro,varcare un altro portone laterale, e dopo un lungo giro si poteva finalmente uscire alla luce del giardino. Se tutto andava bene, dopo vari girigori per le aiuole e i vialetti, si poteva finalmente recuperare quella benedetta palla e ripercorrere quasi sempre senza intoppi il viaggio di ritorno.
Ogni recupero di palla necessitava di almeno un quarto d'ora, giusto l'intervallo fra un tempo e l'altro. Perciò si poteva commettere il grave peccato di perdere la palla non più di una volta a partita. Il peccatore veniva guardato da tutti con occhi torvi, e doveva scontare quella giusta penitenza.
Ora i giardini misteriosi sono quasi tutti scomparsi, per dar vita a una più pratica strada di circonvallazione.

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