sabato 10 novembre 2012

57. Un cambiamento profondo

Ci fu una fase della mia vita in cui si sarebbe potuto verificare una cambiamento profondo, ma da me non accettato. Ora non ricordo bene neppure il particolare più determinante e più duro: se mio padre fosse già morto, se la necessità di alleggerire una situazione difficile avesse potuto indurre mia madre, e forse anche il mio fratello maggiore, a staccare dalla famiglia me e il mio fratello minore Luciano per andare a rendere più viva l'altra famiglia, quella di zio Pasquale e di zia Paolina che non avevano figli. Io potevo avere dieci anni e Luciano sette.
In realtà, questo episodio della mia vita rimane oscuro, o forse intorno ad esso io debbo aver mitizzato.Non posso credere infatti che mia madre, così affettuosa e sempre attaccatissima a noi, avesse potuto pensare di fare a meno di due dei suoi figli per farne dono alla cara zia Paolina, né che quest'ultima se la fosse sentita veramente di rinunciare al suo ruolo di zia totalmente disimpegnata per accettare quello, molto più impegnativo, di madre.
Sicuramente si tratta solo di un fatto momentaneo, di una specie di vacanza prolungata per me e per mio fratello Luciano, e del desiderio di alleggerire il peso insostenibile di una famiglione come il nostro per le sue fragili spalle di madre.Sì, fu veramente questa l'idea.
Ma a noi due bambini, legatissimi al nostro ambiente, e per ambiente bisogna intendere anche il nostro amato paese di Acuto, l'idea di cambiare famiglia anche solo per una vacanza estiva parve decisamente assurda e punitiva, e non potevamo pensare a un distacco definitivo. Bastava ricordare, del resto, la favola di Nino e Rita, cioè di Hansel e Gretel. Non c'era stato, nei genitori dei due ragazzi, addirittura un conciliabolo per sbarazzarsene a causa di una miseria incombente? Quella favola sembrava riferirsi proprio a un caso come il nostro.

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