Un brutto giorno, venimmo a sapere che Anna Maria, uscita a prendere un fiasco d'acqua fresca alla fontana di piazza del Colle, aveva fatto un brutto capitombolo giù per la scaletta a chiocciola, e i vetri del fiasco le si erano conficcati nella pancia.
La bambina fu immediatamente portata all'ospedale, tutta insanguinata e per noi quasi morente. In paese non si parlava d'altro che di questo fatto doloroso.
In realtà tutto andò bene. Anna Maria se la cavò con un grosso spavento, due ore di operazione per accertarsi che tutti i frammenti di vetro fossero stati recuperati, e poi una cinquantina di punti nella pancia.
Tre mesi dopo, Anna Maria tornò ad Acuto e ci raccontò tutto della sua lunga degenza, in un lontano ospedale che non riuscimmo mai a sapere quale fosse. Ci parlava di altri malati, di altre sofferenze, e dell'orologio di San Pasquale, un misterioso congegno che suonava le ore di morte, e chi sentiva quel suono poteva considerarsi perduto.
Raccontava così bene le sue avventure, Anna Maria, che tutti la stavamo ad ascoltare col fiato sospeso. Era la nostra eroina.
Nessun commento:
Posta un commento