Mio padre, oltre ad avere un negozio di stoffe, nel corso della settimana esercitava anche il commercio ambulante, con una bancarella nei mercatini di paese insieme ai suoi fratelli del Piglio, Pasquale, Angelo e Pierino. Utilizzava un camioncino alla cui guida era addetto un amico, Elia, originario delle Puglie, uomo paziente e fidato, con una sua vena umoristica che lo rendeva simpatico e di buona compagnia.
Un pomeriggio, alla vigilia di uno di questi piccoli spostamenti nei paesi vicini, mio padre ed Elia si recarono con il camioncino alla casa degli zii del Piglio, e precisamente di Pasquale, che era il più anziano e un po' il leader carismatico del gruppo familiare. Mio padre, forse dietro mie insistenze, decise di portarmi con sé: avrò avuto quattro anni. Tutto andò bne per qualche ora: zio Pasquale e zia Paolina non avevano figli, e tenere con sé un piccolo nipote li riempiva di gioia. Mi colmavano di mille attenzioni.
Zio Pasquale divenne anche il mio compare di cresima, ed ebbe sempre per me un grande affetto. Ma io, in quella occasione, gli diedi una grande amarezza, perché a un certo momento, quando cominciò a far buio, presi una solenne impuntattura e decisi di volere tornare ad Acuto, a casa mia.
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