domenica 25 novembre 2012

72. I fuochi tedeschi

Mio fratello Silvestro , tre anni più grande di me (io otto, lui undici anni), lui sì che era scatenato. Non lo reggeva nessuno.
Col suo gruppetto, era riuscito a mettere le mani su una piccola riserva di micce e di munizioni tedesche scovata non si sa come.
Una parte finì nella mia soffitta, e ricordo una cassa piena di miccette, lunghe una quarantina di centimetri, di color verde marcio, vuote all'interno come bucatini, quelli che servono per l'amatriciana.
Queste micce, probabilmente estratte da bossoli inesplosi, svuotati correndo seri rischi, avevano una capacità impressionante: accese, e tenute premute contro un muro, una volta rilasciate schizzavano via a folle velocità, e guidate da una diabolica capacità d'individuare gli spazi vuoti, precorrevano le vie, i vicoli e le piazzette, entravano nei portoni, s'impigliavano un momento tra le lunghe gonne delle vecchiette terrorizzate, e poi all'improvviso esplodevano con un botto impressionante.
Queste micce erano diventate una minaccia spaventosa per le donne anziane e per i bambini piccoli.

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