venerdì 9 novembre 2012

56. Zio e compare

Degli altri zii, Pasquale era quello più vicino a noi, in quanto non aveva figli, mentre mio padre ne aveva forse qualcuno di troppo. A zio Pasquale piaceva molto leggere, era il più colto dei fratelli, e aveva una simpatia per me proprio perché anch'io amavo molto la lettura. Nell'estate del 1943, proprio nel pieno della guerra, mi fece da padrino per la Cresima: erano tempi veramente cupi, non poté farmi nemmeno il tradizionale regalo del "compare", e rimediò in qualche modo sottoscrivendo un buono di risparmio postale di 500 lire, una cifra non indifferente per quei tempi, quando ancora vigeva la favola delle "mille lire al mese" ("Se potessi avere...").
Mussolini aveva fatto di tuto per tenere alto il valore della nostra lira: ma ormai per lui tutto crollava proprio in quei giorni, tra il 25 luglio e l'8 settembre, caduta del Regime e armistizio badogliano. Di quel buono postale nessuno si curò più: lo ritrovai qualche anno dopo e ancora lo conservo, come cimelio  eloquente di tempi durissimi ma incancellabili nella memoria.

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