domenica 11 novembre 2012

58. La grande fuga

Ci ritrovammo per alcuni giorni ciondoloni nella grande e oscura casa di zia Paolina al Piglio. Ci sentivamo morire tutti e due, zia Paolina non sembrava gradire molto quella soluzione. Lei era abituata a una solitudine totale, rallegrata solo dall'affetto profondo di alcune amiche di lunga data, disposte a far tutto per lei. 
Noi due bambini, in un paese in cui, tranne i parenti, non conoscevamo nessuno, non potevamo giocare che tra noi due. Non avevamo neanche il coraggio di allontanarci dalle scale di quella casa, finché un giorno zia Paolina non si arrabbiò e ci strappò con una certa forza dall'inferriata che fronteggiava il fianco della lunga scala: voleva che ci decidessimo a farci coraggio, ad allontanarci, a cercare qualche piccolo amico.
Noi la prendemmo come una vera violenza, e ci aggrappammo con forza a quella inferriata. Quando poi, a qualche mese di distanza, raccontavamo quell'episodio, ricordo che mio fratello escalama: "Se non ci fossimo sorretti alla ringhiera..."
Così maturò la grande decisione. La mattina dopo, di comune accordo, ci allontanammo davvero, di nostra spontanea volontà.

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