mercoledì 28 novembre 2012

75. I buoni zii di Via Merulana

Io, un po' addolorato e un po' appassionato, mi misi a consultare il volume dell'enciclopedia che riguardava la Sicilia, per rendermi conto se potesse veramente staccarsi dall'Italia, se aveva le risorse economiche e la convenienza per farlo.
Zio Peppino rimase molto colpito da questo fatto. Forse vedeva in me quel figlioletto maschio che la sorte non aveva voluto dargli in dono. E si accontentava di avere un nipote che gli voleva bene proprio come a un padre, dato anche che mio padre era morto da poco.
Zio Peppino e zia Agnese avevano davvero un cuore d'oro, e i nipoti li amavano tutti. Quando la nostra famiglia era ancora in paese, ad Acuto, loro ospitarono due miei fratelli, Vito e Silvestro, che si erano già trasferiti a Roma per lavoro. Nella grande casa di via Merulana c'era un lungo corridoio, e di notte ospitava anche quattro brande: oltre a quelle dei miei due fratelli, c'era spazio anche per un fratello più giovane di zio Peppino, detto Mence per la sua eleganza dal nome di una boutique per uomo lì vicino, e per un altro cugino, Marcello, appena tornato dalla guerra, marinaio nell'isola di Lero nel Dodecaneso, in Grecia, dove era stato anche prigioniero degli inglesi per qualche mese.
Gli zii di Via Merulana avevano una casa grande, ma, come vedete, avevano un cuore ancora più grande, anche se zia Agnese sapeva farsi rispettare e aveva una personalità molto autorevole.

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