Dei piccoli viaggi di lavoro di mio padre, in partenza da Acuto, conservo nella memoria qualche asssenza notturna, e le albe in attesa del rientro. Svegliandomi, e non trovando mio padre, chiedevo a mia madre dove fosse andato. Io dormivo in un lettino accanto al letto matrimoniale, dato che eravamo tanti e gli spazi erano ritretti.
Mia madre mi rispondeva, un po' evasiva e un po' burlona, mentre io la prendevo alla lettera: "Papà è andato a Foligno a comprare le meraviglie..."Forse erano le parole di una canzone popolare, ma io insistevo: che cos'erano le meraviglie? Lei ribatteva, un po' infastidita: "Le ciliege marine..." Per me il mistero persisteva ancora più fitto, e non ricordo come si concludeva, se veramente mio padre mi portasse qualche piccola sorpresa dopo i suoi brevi viaggi di un giorno o due.
Ero molto legato a mio padre, e quando morì il mio dolore fu intenso; non riuscivo a credere che stavolta il suo viaggio fosse per sempre. Quasi tutte le sere mia madre affidava a papà il compito di portare a dormire il più piccolo dei figli, e lui, stanco della lunga giornata di lavoro, lo faceva volentieri, approfittandone per raccontarci tante di quelle favole popolari del nostro meridione, che poi ho ritrovato nella raccolta di Italo Calvino o in altri testi più antichi come quelli del Basile.
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