Un altro nostro divertimento, per niente scevro di pericoli, aveva come scenario i prati in forte discesa che, sulla via che conduce al cimitero, finivano in fondo alla vallata sottostante alla piazza del mercato. Erano prati sempre verdi, sia d'estate che d'inverno, assolati e compatti, dove di solito pascolava qualche gruppetto di mucche. Noi ci allungavamo sul terreno all'inizio della pendenza, e ci rotolavamo giù, per un centinaio di metri, provando l'ebbrezza della discesa, incuranti delle spine, di qualche sasso sporgente o della possibilità d'incontrare qualche "regalo" delle mucche, più o meno essiccato.
Del resto, sui prati del tutto fuori vista sottostanti al camposanto, dall'altro versante del monte Calvario, così chiamato a somiglianza di quello di Gerusalemme, per un certo periodo invalse la moda, da parte di ragazzi e ragazze molto più grandi di noi, di prendere veri e propri bagni di sole. Questi erano i pochi divertimenti che il paese offriva.
Un po' più grandicelli, venne di moda il gioco della palla. Ma per comprare un vero e proprio pallone soldi non ce n'erano: allora facevamo una palla di carta di giornale, legandola fitta fitta con degli elastici, e ci sfogavamo a prenderla a calci, ingaggiando vere e proprie partite, sul terreno del giardino sottostante alla piazza principale, che una volta era stato una specie di laghetto ("volubro") prosciugatosi col tempo.
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