venerdì 16 novembre 2012

63. Mia sorella Isola

Mia sorella Isola, la più grande, che fungeva un po' da spalla di mia madre nello svezzare tanti fratelli, ogni tanto chiamava Tore dalla finestra, quando lui passava con le sue fusaglie e le sue more. Le vendeva a bicchieri: quattro soldi ogni bicchiere, con una lira potevi comprare cinque bicchieri di more.
Isola le lavava, le metteva nell'acqua gelida per rinfrescarle, poi le spolverava con un po' di zucchero, e per noi, in tempo di guerra, quella era una vera delizia.
I bambini un po' discoli si divertivano a prendere in giro Tore, e lui qualche volta si arrabbiava, ma il più delle volte stava allo scherzo e gradiva scambiare qualche battuta allegra.
Il mestiere di Tore non conosceva pausa: ogni stagione aveva la sua frutta e le sue verdure. Poche, da portare dentro a quel canestro che lo accompagnava sempre e che gli dava da vivere.
Quando tornavamo ad Acuto, in estate, Tore era sempre lì, ancora dopo tanti anni, inconfondibile con la sua coppola, il suo immancabile cesto, i suoi capelli rossi che però gradualmente ingiallivano.
Poi scomparve. Chissà quanti anni aveva? E con lui scomparve una figura veramente caratteristica del paese. Figure così, il progresso le ha fatte sparire, portandosi via un po' di miseria, una manciata di more, e un pizzico di malinconica poesia.

1 commento:

  1. Grande Tore di Acuto quando diceva " ai mommocci chi ci i piei ci fa pure le scarpe" . Sicuramente sottindendeva ,nella sua saggezza popolare ,il dovere all'educazione deria dei figli ! Isola erra una generosa e bella donna di altri tempi.
    Oggi , suo cugino dice , una grande donna di famiglia simpatica , bella e operativa.

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