mercoledì 31 ottobre 2012

47. Una rivolta andata a vuoto

Una volta, a noi più piccoli, nipotini del paese (al contrario dei nipotini di città), era toccato in sorte di consumare il pranzo in cucina, dove non sempre c'era la luminosità e l'allegria della sala. A queste condizioni di rincalzo, un po' umilianti, io non ci stavo. Così, un giorno, poichè l'arrrivo della prima portata tardava un po' troppo, decisi di andare a prepararmi il pranzo da solo a casa mia. Con me venne anche il fratellino minore, Luciano. 
La famosa zia autoritaria aveva organizzato un pasto a base di polenta e salsicce, che per i romani rappresentava una delizia eccezionale, mentre per noi paesani era soltanto una quotidianità forzata dalla povertà spartana della guerra. Avevo circa otto anni, e nella cucina di casa mia attrezzai un pentolino pensai di potervi realizzare una piccola polenta per due. Senza salsicce e anche senza sugo. Il risultato fu talmente magro e deludente che decidemmo di tornare a Canossa, risalendo il vicolo del Fiore con tanto di coda fra le gambe.
Quando rientrammo a casa della nonna, nessuno sembrò aver fatto caso alla nostra fuga. I preparativi del pranzo erano andati con tanta forzata lentezza che toccò anche a noi la nostra bella razione di vera e gustosa polenta.Nessuno ci punì per il nostro colpo di testa. Forse nessuno se ne accorse. E noi due, che avevamo creduto di realizzare non so quale sconvolgente rivolta!

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