Casa mia appariva intatta ( e infatti lo era), ma le case vicine, in particolare quella prospiciente l'ampio spazio aperto di piazza San Nicola di proprietà del ricco commerciante Giggetto Longo,
erano assai malridotte, con i fianchi sgretolati e le pietre angolari divelte.
Finestre e tetti sfondati, vetri, tegole e frammenti di legno dei portoni e delle persiane ricoprivano tutte le strade. Mi pianse il cuore soprattutto quando vidi il tetto squarciato della bella chiesa di Santa Maria, ricca di stucchi e di candelabri tutti a terra ridotti in briciole: dall'enorme buco del soffitto in fondo alla navata piovve per molti mesi, finché non fu improvvisata una riparazione sommaria che servì a scongiurare guai peggiori.
Anche il grande edificio scolastico di due piani, emergente fra i pini del giardino pubblico, era stato colpito in pieno e ridotto al punto di non poter ospitare più le classi per almeno tre anni. Quando, a settembre, si tentò di riaprire la scuola, le lezioni vennero impartite all'aperto nei giardini della Colonia della Maternità e Infanzia.
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