sabato 20 ottobre 2012

36. Il falò

Ricordo le tessere del fascio portate in piazza e bruciate, sotto le finestre della casa dell'ex podestà. Un falò di notevoli dimensioni, perchè la tessera del partito era in pratica obbligatoria per tutti. 
Fra tutte quelle tessere in fiamme io cercavo di riconoscere la foto di mio padre, e ogni tanto mi sembrava di averla individuata. Mio padre era, sia di famiglia che di personale convinzione, piuttosto orientato verso il socialismo, ma per amore di pace e per non creare problemi alla numerosa famiglia aveva aderito al P.N.F.: Per Necessità Familiari, come si diceva allora sottovoce. 
Comunque i falò e le manifestazioni di gioia, ad Acuto, furono ben presto soffocate: il podestà e il segretario del partito tornarono al loro posto, la sede fu riaperta, la sigla della Repubblica Sociale di Salò sostituì quella fino ad allora in auge, i tedeschi diedero man forte ai fascisti, e tutto tornò come prima, anzi, peggio di prima, perché comparvero le prime SS. 
I mesi da ottobre al giugno successivo furono terribili. Mio fratello più grande, Vito, coi suoi ventun anni, si era dovuto dare alla macchia, ma l'avevano preso i tedeschi per le montagne di Cappadocia, in Abruzzo, e per puro miracolo era stato rilasciato, poiché uno zio paterno aveva potuto dimostrare che il ragazzo era estraneo a ogni organizzazione politica.

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