domenica 28 ottobre 2012

44. I Re Magi decapitati

Ricordo l'atmosfera di Natale, nel piccolo paese di Acuto. Bastava, allora, il profumo penetrante e nello stesso tempo delicato di un mandarino sbucciato, per sentirsi in qualche modo felici, sentire la vita sorriderti quasi per un nonnulla. Avevamo un piccolo presepe di cartapesta: una rudimentale capannuccia di cartone, e una ventina di personaggi dei quali, per il lungo uso, solo qualcuno ancora miracolosamente intatto. Un angelo di materiale più pregiato, ed anche qualche pastore, il Bambinello, la Madonna e San Giuseppe, il bue e l'asinello. 
Ma ai Re Magi, ad esempio, la testa veniva rabberciata ogni anno, perché si era rotta in qualche caduta collettiva, e così ad altre figurine, di solito proprio alle più belle. Ma poi tutto si aggiustava: il muschio, le montagne di carta, il brecciolino fine per le stradine e i sentieri, le casette di cartone, il laghetto con le oche e le pecore, perfino due lumicini che miracolosamente ancora si accendevano e che avevamo sistemato dietro la finestrella della capanna e sulla cometa di cartone argentato. L'albero di Natale arriverà più tardi, con la gomma americana e con i wurstel.

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