Zì 'Ntonio era un parente alla lontana, cugino di mio nonno paterno, e prima di arrivare da noi era certamente passato da altri parenti più stretti, che portavano il suo stesso cognome e vivevano ad Alatri, una cittadina molto più vicina a Frosinone. Evidentemente non avevano potuto accoglierlo, ed aveva dovuto proseguire ancora per venti chilometri.
Noi eravamo già in nove, i due genitori e sette figli (solo il più grande, venti anni, si era disperso al ritorno da Gorizia, dove effettuava il servizio militare, e l'armistizio ne aveva fatto un partigiano). In casa i letti scarseggiavano, e zì 'Ntonio dovette adattarsi sul duro sofà in camera da pranzo. Ma fu un grosso problema rimettere in sesto il povero vecchio: mio padre, aiutato da un paio di amici, lo infilò in una grossa bagnarola piena d'acqua quasi bollente, lo insaponò vigorosamente, bruciò i panni pieni all'inverosimile d' insetti, poi lo cosparse di zolfo a cominciare dalla testa, lo rivestì di panni puliti rimediati in qualche modo, e cercò insomma di renderlo "cristiano".
Tentativo parzialmente riuscito. Il vecchietto, vispo e allegro di carattere, non impiegò molto a riprendersi: vedovo da anni, e senza figli, era abituato alla solitudine e certo non si curava troppo, nella sua vecchia casa di Frosinone. Da noi trovò compagnia, vitto accettabile, pulizia, e tutte le sere l'immancabile quartino di vino all'osteria, dove tirava su il suo morale dimenticando tutte le pene. Con noi restò poi per alcuni anni, raggiungendo e superando il traguardo dei novanta.
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