martedì 16 ottobre 2012

32. Memmuccio

Mio padre morì giovane, a soli 47 anni, e in modo del tutto inaspettato. Erano passati appena cinque mesi dall'arrivo degli alleati, la guerra si era spostata al nord, ma noi avevamo già riaperto le porte alla speranza, e piano piano la vita riprendeva. Con lo spirito d'intraprendenza che distingueva la sua famigia di commercianti, che nel giro di due generazioni si era diramata dall'originaria Caserta via via verso il Lazio, Memmuccio, come lo chiamavano tutti con un diminutivo affettuoso, nel 1940 aveva concepito l'idea, piuttosto audace, di spingersi fino a Roma con un suo negozio di tessuti. Vi era riuscito con un certo successo, e certamente puntava a trasferirvisi al completo con la famiglia una volta che la guerra fosse finita. 
Il negozio era in via Marmorata, nei pressi della Piramide Cestia, non lontano quindi dal popolare quartiere di Testaccio.
Il negozio di Acuto vivacchiava, bastava la gestione di mia madre a condurlo alla meglio, dati i tempi di magra e gli scaffali via via più vuoti. Mio padre tornava a casa ogni sera, e mi raccontava delle nuove amicizie che si stava facendo a Roma; in particolare mi parlava di un bambino mio coetaneo, cinque o sei anni, che avrebbe voluto conoscermi.
Ricordo bene qesti racconti vicino al fuoco, perché furono in pratica gli ultimi. Quell'anno le scuole non si erano riaperte, e per me era un grosso dispiacere, perché amavo molto leggere e scrivere, stare insieme alla maestra e ai miei compagni.

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