Ci voltammo tutti sbalorditi: la bambinetta aveva addentato una fettina di salame, e la sorella maggiore glielo stava estraendo dalla bocca con un gesto pieno di ribrezzo.
Noi non capivamo: che peccato era mangiare una fettina di salame? Avercelo anche noi...
Quel gesto rimase per noi un mistero: era pericoloso spiegare che gli ebrei non possono mangiare carne di maiale, è vietato dalla loro religione. E, con i soldati tedeschi che erano in giro per il pase, era assai pericoloso che si sospettasse la presenza di famiglie ebree.
Eravamo bambini ignari, ma qualcosa nell'aria ci consigliava di essere prudenti, di non riferire quel fatto neanche ai nostri genitori. Forse la bambina più grande ce lo chiese o ce lo fece capire. E per noi fu un gesto di amicizia e di amore mantenere quel segreto, sentirci complici e sensibili come veri amici.
Quelle famiglie ebraiche rimasero ad Acuto fino alla fine della guerra, e nessuno le tradì. Vi ho già raccontato che perfino un dirigente locale del fascio, sor Lello il farmacista, ospitò una di queste famiglie per mesi e mesi, rischiando la vita.
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