sabato 27 ottobre 2012

43. L'assalto alla casa del fascio

Lisetta una giovane vicina di casa, dalla sua finestra mi lanciò in tono agrodolce un invito piuttosto deciso: -Ma risparmiatelo, quel carbone! -  
La sua famiglia, lo sapevamo tutti, pendeva decisamente da quella parte. Incoscientemente - eravamo per la maggior parte dei bambini  - andammo all'assalto della casa del Fascio, portandone via chi un cestino, chi un tavolo, chi una sedia, chi un libro, chi una lampada elettrica, chi uno strofinaccio, chi una sedia, chi, più audace, un intero scaffale. Così, tanto per ricordo.
Il segretario, Alfonso, un ometto rotondo di cinquant'anni, si scalmanava per salvare qualcosa, ma nessuno gli dava retta. Ma la restaurazione non si fece attendere: qualche giorno dopo l'uscio fu chiuso ermeticamente, una piccola insegna di legno sottolineava la nascita di un fascismo nuovo, forse già quello di Salò, avallato dalla presenza del tutto paralizzante di due camicie grige delle SS.
E furono i giorni di Cassino. L'inverno più crudo e avventuroso della nostra vita. Giungevano sfollati da ogni parte. C'erano fame e paura per tutti. Un ragazzino di Ausonia ci raccontò quello che accadeva nei paesi ciociari attraversati dai marocchini dell'esercito francese, delle violenze inaudite alle donne, e noi ascoltavamo interdetti: era questa la liberazione che stavano per portarci gli alleati? Li avevamo attesi tanto...

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