mercoledì 17 ottobre 2012

33. Un abbecedario "ad usum delphini"

Avrei dovuto frequentare la quarta, ma il fronte di Cassino distava pochi chilometri, e i bombardamenti erano troppo frequenti perché la vita potesse svilupparsi in modo ordinato e funzionale. 
I libri scolastici, sempre più brutti ed oscuri perfino nella carta e nella stampa, quell'anno non furono neanche distribuiti. Il mio fratellino più piccolo, Luciano, avrebbe dovuto frequentare la prima elementare, ma l'esordio veniva costantemente rinviato.
Allora io presi un quaderno, e in   base ai ricordi degli anni scolastici precedenti ebbi la pretesa di vergare, con la matita e perfino con dei disegni, un personalissimo abbecedario "ad usum delphini", col quale avrei preteso di erudire mio fratello. 
L'insuccesso fu cocente, sia perché Luciano si rifiutava di accettare un testo del genere, sia perché mio padre, che di solito era generoso di consensi nei confronti del mio iter scolastico, espresse qualche riserva sulla bontà del prodotto, facendomi notare, ad esempio, che le U maiuscole erano troppo strette nella parte alta. 
Non ricordo bene come poi andò a finire, ma ad un certo punto, forse dopo le vacanze di Natale, le scuole in qualche nodo riaprirono, e sia mio fratello che io potemmo frequentare regolarmente le nostre lezioni. L'edificio scolastico, cannoneggiato sei mesi prima, era stato parzialmente recuperato, anche se da qualche tetto pioveva e si andava avanti con le bacinelle.

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