Proprio in quel periodo era morto mio padre, e per noi quel dolore riuscì a coprire ogni altra sventura e disperazione.
Gli zii di Roma si erano tutti rifugiati in paese con le loro famiglie, nella grande casa di nonna Livia, riempiendo tutti i tre piani. La sera, con le luci spente e le finestre tappate, si ascoltava Radio Londra. Infatti uno zio aveva portato con sé una radiola molto efficiente; munito di una carta geografica della zona, andava segnando a matita tutti i paesi liberati dagli alleati intorno a Cassino e poi via via più avanti, quando il fronte finalmente fu spezzato, sulle strade verso Roma.
Anche le famiglie degli zii erano ospiti della cantina in cui vivemmo col cuore palpitante di paura e di speranza la notte lunghissima che precedette il 4 giugno del 1944. In quei mesi, infatti, la vita a Roma si era rarefatta, e la capitale si era in parte svuotata, anche se nel bombardamento di San Lorenzo alcuni nostri compaesani erano morti o avevano avuto le case distrutte, come un nostro amico di 14 anni, Armandino, che ancora portava negli occhi la disperazione e l'orrore. Per cancellarli, e neanche completamente, occorsero poi anni e anni di pace ritrovata e di ricostruzione fisica e morale.
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