sabato 13 ottobre 2012

30. Un parente inatteso

Dall'armistizio in poi si vissero momenti di panico e situazioni di grave disagio, come lo sfollamento delle popolazioni di Cassino e dintorni, per tutta l'invernata e la seguente primavera. 
Di sfollati, ad Acuto, ne giunsero tanti, a centinaia, portando notizie di morte e soprattutto di violenze fisiche, come quelle delle truppe marocchine sulle donne di Ausonia, di Esperia e di altri centri del Lazio meridionale. Fu proprio quest'ultima piaga ad essere la più dolorosa e la meno sopportabile.
Tutto fu perdonato, ma questo no. Su queste violenze tutti la pensavano allo stesso modo, si fosse dalla parte dei vinti o da quella dei vincitori: si accettavano le bombe, ma non le efferatezze dell'uomo.
Uno sfollato giunse anche a casa nostra. Una sera tardi, saranno state le nove, sentimmo bussare con forza al battente del portone, e un gruppetto di paesani chiamò mio padre: "C'è qui  giù un tuo parente..."
Il parente era un vecchio di oltre settant'anni, zì 'Ntonio; veniva da Frosinone, assai sporco e malridotto, appoggiandosi penosamente a un bastone nodoso. Aveva percoso a piedi, in due giorni, i trenta chilometri di strada, quasi tutta in salita, fra mille rischi e pericoli, alimentandosi come poteva.

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