giovedì 20 dicembre 2012

96. Le adunate fasciste

Alle diciotto, poi, fosse estate o fosse inverno, arrivava Memmo con la sua bicicletta, e chiudeva il giardino con il suo cancello mobile di filo spinato. Chi era dentro, avrebbe dovuto compiere un lungo giro dietro l'edificio scolastico per ritrovare un'uscita di emergenza all'inizio della via del cimitero. Per questo motivo, alle diciotto in punto, tutti ci ritrovavamo fuori dal giardino, che era un altro dei punti preferiti per i nostri giochi.
Naturalmente Memmo la guardia aveva compiti più importanti e più seri, che riguardavano il mondo degli adulti e perciò non sfioravano i nostri interessi. Ma, fino al 25 luglio 1943, caduta di Mussolini, c'era un altro campo che metteva in competizione noi e Memmo la guardia: le adunate e le sfilate del sabato fascista.
Memmo non tollerava divise in disordine o ritardi negli appuntamenti. Era lui il nostro controllore più spietato. Era lui che doveva rendere conto al podestà o al federale che tutto funzionasse a puntino.
C'erano sicuramente dei Figli della Lupa (fino a nove anni) o dei Balilla (dai nove ai dodici anni) o degli Avanguardisti (fino ai diciotto anni) che ci tenevano e amavano quelle divise e quelle manifestazioni, ma per me esse erano un vero tormento, e tuttavia ero costretto ad eseguire gli ordini, anche perché venivamo regolarmente fotografati, da soli  o in gruppo, e non era consentito sgarrare. E Memmo la guardia era sempre lì, come un cerbero, a controllare che tutto fosse  a posto. In caso diverso, avrebbe pagato di persona, con rampogne e multe.
La Liberazione deve essere stata davvero tale, per lui. Da allora in poi, nessuno soffrì più per la grinta spietata di Memmo la guardia.

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