lunedì 17 dicembre 2012

93. Un cugino artista

Un caro cugino di Roma, Augusto, di tre anni più piccolo di me, aveva un buon  rapporto con i cugini di Acuto. A lui piaceva molto venire in paese, tant'è vero che poi sposò proprio una bella ragazza bionda acutina purosangue.
D'altra parte anche noi andavamo spesso a Roma, e uno dei nostri punti di riferimento, oltre alla zia di via Merulana, era anche la pittoresca casa di zia Amalia e dell'altro zio Peppino, in via Sant'Andrea delle Fratte, vicino al Tritone e al Collegio Nazareno, dove lo zio era l'apprezzatissimo capocuoco di una vasta comunità di studenti, guidati dagli Scolopi, che avevano insegnanti famosi come il dantista Luigi Pietrobono e il latinista Quirino Santoloci.
Zia Amalia era un po' l'anima più moderna di tutta la casata; fu lei, in famiglia, ad avere la prima radio, la prima televisione, il primo giradischi, il primo registratore, senza contare frigorifero, lavatrice, lavapiatti; e poi il doppio bagno, con una vasta anticamera che a noi del paese sembrava quasi uno spreco.
Proprio dirimpetto alla casa, a triangolo col portone del Nazareno, c'era la famosa sala da ballo Pichetti, assai frequentata.
Zio Peppino, chiamato in realtà zio Peppone per la sua notevole mole, era appassionato di musica classica, e spesso la casa riecheggiava delle arie più famose. Molte di esse sono rimaste nella mia mente.
Augusto era un po' un'artista; si dilettava di disegno e pittura, faceva collezione di francobolli e delle famose figurine Liebig, di cui possedeva due o tre albi completi: i doppioni li regalava a me, che pure riuscii a completare un album dalla pregevole copertina di simipelle verde.

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