venerdì 7 dicembre 2012

84. La ragazza del villino

Ogni estate, nel primissimo dopoguerra, Acuto si riempiva di villeggianti. Molti erano soltanto dei paesani ormai stabiliti da decenni a Roma, e che avevano conservato le vecchie case in paese: questi non facevano altro che riprendere per un mese le abitazioni di una volta, dopo averle rinfrescate e rimesse un po' a nuovo.
Si calcola ancora oggi che, per seicento famiglie residenti in paese, vi siano almeno milleduecento abitazioni: questo significa che una casa su due è vuota, e che in estate riprende vita, sicchè la popolazione di Acuto all'incirca raddoppia.
Altri villeggianti si sistemavano nel piccolo albergo Roma e nelle due o tre modeste pensioni, tutte sul viale di San Sebastiano, unica strada alberata del paese, cinta fra l'altro da un lungo e robusto muretto, comodissimo per conversare e riposare, specie dirimpetto al bar di Rodolfo e del figlio Valentino, punto nevralgico della villeggiatura.
C'erano poi un paio di villette immerse nel verde, che si popolavano di famiglie di lontana origine paesana. In una di esse, un anno, si presentò una bellissima ragazza bionda, di origine milanese, molto cordiale con tutti, e portata a fare amicizia con quei tre i quattro ragazzi del paese che erano di buona famiglia, di una certa cultura e disinibiti nel comportamento.
Viola li riceveva spesso nel suo villino: si giocava a carte e si beveva qualche drink. Un po' di vita mondana che durava un mese e niente più.

Nessun commento:

Posta un commento