sabato 8 dicembre 2012

85. Il sorriso di Viola

Far parte dell'élite che girava intorno a Viola era un punto d'orgoglio e di prestigio. Tra i frequentatori assidui c'era anche mio fratello di tre anni più grande di me, e forse per questo motivo io non facevo parte del gruppo, e ne ero molto dispiaciuto.
Viola, che conosceva bene gli altri e quasi per niente me, quando c'era qualche festa all'aperto o qualche serata fuori del suo villino era sempre disponibile e amichevole, e sempre al centro dell'attenzione. Io la guardavo un po' da lontano e silenzioso, ma desideroso di farmi notare malgrado fossi troppo più piccolo. Che speranza potevo avere?
Eppure, mi parve che anche lei mi guardasse ogni tanto, come se avesse dell'interesse e volesse conoscermi. Una volta ci scambiammo anche un sorriso, molto timido ed emozionato da parte mia. Ahimè, quelle furono le ultime sere che Viola trascorse ad Acuto, e le speranze di fare una gradevole amicizia si chiusero sul più bello.
Viola lasciò il segno e un piccolo vuoto nel cuore del gruppetto di amici un po' più grandi di me. Quando tornò, gli anni successivi, portò con sé anche un fidanzato da Milano, e anche se rimase amica di tutti, era però tutta un'altra cosa. La guardavamo ormai con grande rispetto e  senza più nessuna speranza nel cuore. E forse un grande amore era finito prima ancora che potesse nascere davvero.

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