domenica 9 dicembre 2012

87. Le maschere di Carnevale

A Carnevale, anche se il paese era povero povero,  un paese di guerra, non mancava mai un po' di fantasia per far festa a modo nostro.
Intanto, quasi ogni famiglia s'industriava a produrre i suoi dolci: le frappe ricoperte di bianca polvere di zucchero, le castagnole odorose di miele e di alchermes, e a ogni visita delle maschere c'era l'offerta di dolci che finiva per essere reciproca.
Il paese era già di per sé come un palcoscenico comune, nel quale ciascuno recitava la sua parte per l'intera giornata del martedì grasso.
Non c'era sicuramente la possibilità di avere delle maschere di un qualche pregio, ma ci si arrangiava con la buona volontà, rivestendo abiti vecchi aggiustati per l'occasione. Il nostro gruppetto comprendeva anche Elisa, figlia di Cherubina, che abitava in una casa secentesca adornata di una lapide in latino e di un vistoso emblema cardinalizio attestante antiche origini nobiliari. Nel Seicento,  alla cacciata dei Medici da Firenze, alcune famiglie della nobile città si erano rifugiate in Acuto, costruendovi dimore di una certa dignità, e parecchi cognomi avevano origini fiorentine.
Elisa era una ragazza molto intelligente e dinamica, ma purtroppo nella prima infanzia era stata colpita da una paralisi che ne riduceva i movimenti: ma lei lottava coraggiosamente, e voleva fare tutto ciò che facevano gli altri.
Così, a Carnevale, anche lei voleva il suo costume,e girava per le vie del paese come tutti gli altri. Un anno, volle vestirsi da nobildonna spagnola; questo comportò un lungo lavoro per una vistosa acconciatura dei capelli, con l'impiego di spille e spilloni.

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