Quando c'erano le grandi feste ad Acuto, due o tre volte all'anno (15 agosto, l'Assunzione: 22 settembre, il patrono San Maurizio; e ogni tanto qualche anniversario speciale), arrivavano mercivendoli da ogni parte, e in periferia c'era anche il commercio di animali: cavalli, muli, asini, pecore, capre, maiali, conigli e altri ancora.
Ma a noi bambini interessano altre cose: le giostre, prima di tutto, con caroselli, tiri a segno, pugno di ferro, lancio degli anelli con piccoli pesci rossi in premio e tante altre fantasiose invenzioni.
Un anno, mi ricordo, proprio di fronte al negozio di mio padre al corso Umberto, venne un ambulante che portava con sé una semplice tavola di legno, in cui erano disegnati cinque o sei tondini circondati da chiodi: se, lanciando una moneta, facevi centro, ti davano come premio cinque volte il valore della stessa moneta.
Chissà perché, quel marchingegno colpì la mia immaginazione. E allora, mentre mio padre era tutto preso dalla contrattazione con un cliente, io andai zitto zitto al cassetto, presi una moneta da mezza lira, e andai a lanciarla sulla tavola chiodata dell'ambulante. Naturalmente feci cilecca.
Non contento, tornai al cassetto di mio padre, presi un'altra moneta, non importa di quale taglia, riprovai, e l'esito fu lo stesso.
Forse a terzo colpo, qualcuno notò che un bambino di otto anni stava giocando d'azzardo, sia pure con monete di piccolo taglio, e corse a riferire la cosa a mio padre nel negozio che era lì di fronte all'ambulante.
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