lunedì 24 dicembre 2012

100. I grandi vicoli di Acuto

La casa di Palutilla concludeva praticamente il vicolo sul lato sinistro. La cosa misteriosa, per noi bambini, era un foro stretto e lungo nel cemento,  a livello del terreno, di circa un metro di larghezza e venti centimetri di altezza, chiamato biforio, forse perchè la struttura si ripeteva poi al di là, un mezzo metro oltre: qui le acque piovane trovavano il loro sfogo verso la valle, tra rocce e cespugli, come accadeva per tutti gli altri vicoli in discesa.
Infatti, sul lato opposto della strada principale, c'erano i vicoli in  salita, quelli del Colle o della Piazza della Corte, dove nel lontano passato si eseguiva la pena di morte.
Questi vicoli in  salita erano più importanti, ma meno pittoreschi, perchè non avevano sfogo nella vallata.
Risalendo il Vicolo Gaudente, dal lato destro, si incontravano altre abitazioni, assai originali. La casa di Silvia, madre del nostro amico Luigino, aveva un atrio ampio con un portone sempre aperto ed oscuro, e sfociava su un giardino luminoso. Più in alto c'era la casa di sor Lello il farmacista, il cui portone viceversa era sempre chiuso, ma era dotata anch'essa di un fiorente giardino. Ancora più in alto, un'ampia arcata ogivale si apriva su due o tre porte di case più povere, mentre l'ultima porta immetteva in un'osteria molto frequentata. Al piano superiore c'era il Vignale, una specie di galleria ad archi, e di fronte si aprivano altre abitazioni.
Il vicolo degrada ancora oggi su una cinquantina di metri di dislivello, ma per tutti quei cinquanta metri le abitazioni si accumulano l'una sull'altra, in un'unica struttura evidentemente molto robusta in quanto basata sulla roccia, e resistente anche ai terremoti, se a memoria d'uomo non è andata mai distrutta. L'ultima casa in alto era proprio la mia, ma a mio padre, che nel 1920 la ristrutturò, venne imposto l'obbligo di non alzarla oltre, perchè avrebbe posto a rischio la stabilità dell'intero nucleo abitativo.

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