giovedì 6 dicembre 2012

83. Una lettura audace

Di che cosa si trattasse, a me poco importava: mi piaceva leggere tutto, anche se avevo nove anni, e mi immersi nella lettura.
Il testo non doveva essere proprio quello di Euripide: anziché lasciarsi tagliare il collo per salvare la flotta greca diretta a Troia, le imprese che l'eroina compiva non erano proprio di alto valore morale. Era infatti una satira di tipo goliardico, piuttosto audace e ridanciana, dai toni  boccacceschi. Mio fratello maggiore, Vito, che aveva venti anni e frequentava la facoltà di giurisprudenza alla Sapienza, appassionato di teatro, era entrato nella compagnia teatrale dell'Università, e aveva nascosto il testo in soffitta per non farlo cadere in mano a qualcuno.
Purtroppo mi colse proprio mentre stavo leggendo avidamente quei fogli, senza capirci un gran che. Non capii nemmeno perché me li avevsse tolti di mano, sgridandomi con una certa rudezza.
Vito era amico della mia maestra Concetta, e sicuramente le riferì l'accaduto. Infatti, qualche tempo dopo, sbirciando il giudizio che la maestra stava facendo sul mio conto sulle pagine del suo registro, vidi queste parole: " Gli piace moltissimo leggere. Legge di tutto, anche quello che non dovrebbe!"
Che cosa voleva dire? Parlava forse di qualche romanzo audace? Ma se ripenso a Ifigenia e a quello che combinava nel famoso dattiloscritto, il mistero si dirada. No, le avventure di quella eroina, figlia di Agamennone  e di Clitennestra, non avrei proprio dovuto leggerle. Non a nove anni, comunque.

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