mercoledì 19 dicembre 2012

95. Memmo la guardia

Oggi anche i piccoli paesi pullulano di guardie comunali, che hanno mille mansioni: basti pensare alle multe per le automobili. Una volta, quando ero bambino io, cioè fino agli anni quaranta, al mio paese, Acuto, ce n'era una soltanto, Memmo la guardia, con l'unica e ben precisa mansione di mantenere l'ordine nel paese. Un paese lungo lungo, sicché il compito di Memmo era veramente duro e difficile, appena appena alleviato dall'uso di una bicicletta.
Memmo abitava quasi alla fine del Borgo, vicino all'edificio scolastico che, al pian terreno, ospitava gli uffici comunali. Questo spiega che, quando giocavamo a palla a San Nicola, eravamo quasi al punto più lontano, per cui, prima che Memmo arrivasse, avevamo tutto il tempo di svignarcela. E poi, Memmo aveva altre incombenze più impegnative.
 Buonissimo uomo nel privato ( ma noi non lo sospettavamo neppure ), Memmo la guardia era spietato esecutore della legge nel pubblico. Il suo regno era il giardino comunale. Un giardino grande, a più livelli, pieno di siepi e di anfratti, di enormi pini che formavano un tappeto perenne di aghi disseccati, di gruppi di alberelli nani sui quali ci esercitavamo a fare i piccoli Tarzan. Quando Memmo non c'era. Perché se c'era, nessuno si azzardava a compiere un passo sbagliato.
Memmo aveva una figlia, alta e magra come lui, che era nostra amica, ma la sua amicizia serviva poco a salvarsi dalle sue ire, se commettevamo qualche piccola infrazione, come spezzare un ramo di quegli alberelli o cogliere le foglie di lucido alloro dalle siepi per farne corone o fasce dorsali.

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