Un anno, al mio cugino Augusto, vezzeggiato e viziato da una comare veneta di ricca famiglia, che gli lasciò come dono permanente il curioso nomignolo di Pucci, fu regalato un piccolo teatrino di marionette, con tre o quattro personaggi che aveva imparato a maneggiare con una certa destrezza.
Però, sentiva il bisogno di avere un vero e proprio testo per le sue recite. Allora pensò bene d'incaricarne il letterato di famiglia, che...ero io. Mi scrisse una lettera al paese, spiegandomi le circostanze.
Io avevo dodici o tredici anni, ma scrivere era per me un vero divertimento. Mi misi all'opera, e in un paio di giorni tirai fuori una commediola, mi pare situata in un mercato arabo: i personaggi mi erano stati commissionati con grande precisione.Il risultato fu molto apprezzato, un altro cugino, Claudio, figlio di zia Teresa, maestro molto in gamba e ben presto direttore didattico, il più giovane di tutta Italia, mi fece i suoi complimenti. Claudio, appassionato giocatore di carte, si recava speso a casa di zia Amalia per lunghissime partite al poker, con zio Peppone e gli altri suoi due figli maschi, Nando e Carlo.
L'unica figlia femmina, Maria Luigia detta Mimmina, era anche lei un po' artista: si divertiva a cantare e a ballare davanti ad amici e parenti, e mi ricordo una sua divertente interpretazione di "Maria de Bahìa": ahi ahi ahi Maria / Maria de Bahìa/ sei soltanto tu la gioia della vita mia.../
Era sempre stimolante una visita a casa di zia Amalia. Ahimè, Carlo e Mimmina, trasferitisi per lavoro a MIlano, ebbero solo una vita breve da vivere, e la conclusero prima ancora dei cinquant'anni.
Augusto, detto Pucci, fece il ritorno indietro da Roma ad Acuto, dove si esercitò anche nella vita politica e ricoprì con successo la carica di assessore alla cultura, promuovendo il recupero dell'antichissima chiesa rustica della Maddalena, con annesso lebbrosario.
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