sabato 1 giugno 2013

172. Il popolamento delle Cianfrusche

Quando la famiglia di zia Maria lasciò la vecchia casa di San Nicola per andare ad abitare nella nuovissima costruzione di via delle Cianfrusche, fu un vero trauma per me. Ero abituato a quella casa quasi fosse casa mia, i miei cugini Fausto, Elda, Pina, Pacifico, Maria Luigia e Maria Pia erano per me come fratelli, e zia Maria mi voleva bene come a un figlio. No, non potevano tradirmi andando ad abitare così lontano. 
Ma come? Loro amavano così tanto San Nicola! Ne erano quasi la bandiera. Senza di loro San Nicola non esisteva più. E poi zia Maria aveva lì quel suo piccolo negozio di alimentari che era una risorsa per tutta la parte antica del paese, da San Pietro fino alla Piazza della Corte. Ci sarebbe voluto un bel coraggio a lasciare quel negozio...
In realtà, la famiglia di zia Maria era ancora una volta la pioniera: stavolta di una specie di emigrazione da Far West, nella lontana periferia oltre il Borgo, oltre l'Aia del Muro, oltre l'edificio scolastico, su per le prime balze del  monte Serrone: le chiamavamo le Caciafrucche, in italiano Cianfrusche, forse voleva dire soltanto cespugli spinosi, roveti.
Eppure, di lì a poco, quella fu la zona eletta per le nuove costruzioni di Acuto. Lì sorse l'albergo La Panoramica, lì alcune villette isolate, poi costruzioni più massicce, veri palazzetti dove  andò ad abitare in estate anche mio fratello Vito con la moglie Angela e i  figli Federico e Ilaria, loro che venivano  dalle zone aristocratiche di Roma.

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