giovedì 30 maggio 2013

171. Una vita un po' ingessata

I bambini non osavano quasi giocare, in quella piazza. Non c'era l'atmosfera giusta. Qualcuno osava fare dei giri in bicicletta, ma c'era come il timore di non stare facendo la cosa giusta.
Ci voleva la piazzetta di San Nicola, cinquanta metri più dentro il paese vecchio,  perchè i bambini si animassero in cento giochi, le comari in cento chiacchiere attorno alla fontana pubblica, e i vecchietti in cento memorie sui vecchi muretti fatti apposta per incontrarsi, per prendere il sole, tornare con i pensieri e le parole lontano nel tempo.
Piazza Margherita no: troppo severa, troppo austera, con quel grigio monumento ai caduti che sembrava fatto apposta per incutere silenzio. "Acuto ai suoi figli immolatisi per la patria", recava la scritta, ma ormai le parole di bronzo erano smozzicate e non dicevano nulla al cuore.
Il guaio era che la piazza finiva lì, non andava in alcun altro luogo, non era al centro di nessuna vita: solo una vita un po' ingessata, tra l'odore di medicine della farmacia, le attese al telefono della posta, qualche persona nervosa allo sportello della banca, un impiegato frettoloso del Comune.
Tutto ciò non faceva mai piazza, e non la fa tuttora. Piazza è dove la gente s'incontra: e a piazza Margherita è come se la gente non s'incontrasse mai. Piazza è dove i bambini giocano. E a piazza Margherita non si giocava mai.

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