giovedì 2 maggio 2013

157. Il Principe Caposecchio

A me toccava un ruolo delicatissimo: faccio una rapida comparsa iniziale come "Principe Caposecchio", con un secchio in testa per non essere identificato subito da Cenerentola, alla quale mi sarei rivelato solo nelle scene conclusive, quelle dell'invito al ballo. Cenerentola era un'altra mia cugina più piccola, che con la sua carnagione bianca e i suoi capelli color ebano era molto tagliata per quel ruolo.
Tutto procedeva bene, la conversazione con Cenerentola fu rapida e divertente. Ma sul più bello,  i  lenzuoli che ricoprivano le pentole sul fondo della cucina caddero giù, e invece che nel giardino ci ritrovammo tutti in un clima più casareccio e da avanspettacolo.
Però nessuno si arrese. Arrivammo, tra risatelle e piccole battute, alla fine del primo atto, e riuscimmo a realizzare il cambiamento di scena. La recita riprese il giusto tono, e alla fine, malgrado tutto, fu applaudita da quelle poche decine di spettatori.
Comunque, non ci azzardammo più ad accettare inviti di recite fuori dal nostro ambiente consueto, dove, se fosse accaduto qualcosa del genere, nessuno ci avrebbe preso in giro. D'altra parte, si trattava come al solito di uno spettacolo completamente gratuito, e se lo scopo era quello di passare un paio d'ore di divertimento, certamente era stato raggiunto oltre le nostre stesse intenzioni.
Eravamo tutti piccoli attori dai dieci ai tredici anni, accomunati dalla medesima passione per il teatro, che oggi sicuramente sarebbe stata sostituita da quella del cinema, più interessante almeno per risvolti economici. Ma a quel tempo il denaro non sembrava essere per noi nessuna fonte d'interesse e di coinvolgimento.

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