venerdì 10 maggio 2013

161. Una grande opera d'arte

La madonna lignea venne datata con precisione intorno ai primi anni del tredicesimo secolo, circa 1210, e si scoprì che era stata un dono di papa Bonifacio VIII alla popolazione di Acuto, la prima a insorgere contro la soldataglia di Filippo il Bello di Francia in occasione del famoso "schiaffo di Anagni" del 7 settembre 1303 ad opera del capitano Nogaret e di Sciarra Colonna.
Un'opera d'arte arricchita da pietre preziose, e ritenuta degna di rispetto e di dar nome a un apposito salone del Museo Nazionale di Palazzo Venezia in Roma.
Una diversa versione di questa scoperta, nata forse per riscattare l'ignoranza del curato, afferma che la Vergine lignea fu donata volontariamente al Museo romano a seguito di un bombardamento della Chiesa di San Sebastiano, dove era conservata in una nicchia. Ma questo non risulta a me che allora ero un bambino di dieci anni: san Sebastiano non fu bombardata, ma neppure danneggiata da alcuna granata, anzi vi si diceva messa al posto della collegiata di Santa Maria gravemente danneggiata dai bombardamenti, e non ricordo nessuna statua di legno in nessuna nicchia.
Invece la storia del curato ingannato circolava da tempo nel paese, e così pure era nota la presenza della statua a Roma, dove era stata subito apprezzata e valutata come una versione lignea di una famosa statua marmorea di Benedetto Antelami, la Madonna di Fontevivo, 1190: una Vergine maestosa e degna di essere portata in processione, e non certo di rimanere nascosta in un  sotterraneo di paese.
Comunque, se un giorno andrete a visitare il Museo di Piazza Venezia e potrete ammirare la Madonna di Acuto, vi prego di pensare anche un po' al mio caro paese,  e ai suoi tanti secoli di storia.
Ah, dimenticavo: questo capolavoro dell'arte romanica è stato ricavato dal ceppo di un ulivo, la pianta umile e forte che è tipica di questo paese.

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