Ovviamente la situazione non poteva reggere a lungo. I giorni di programmazione si ridussero via via, sino ad arrivare a un solo spettacolo domenicale. Ma l'affitto delle pellicole era costoso, e il rientro economico sempre più incerto e insufficiente, e con tutta la sua buona volontà il professor Martucci dovette cedere.
Acuto perse così la sua sala cinematografica nel giro di pochi mesi. Qualche altro mese andò avanti ospitando piccole compagnie teatrali di passaggio o qualche troupe di avanspettacolo. Poi vennero posti i cancelli davanti alla costruzione, che venne utilizzata unicamente come abitazione privata.
Un mio cugino, Claudio, direttore didattico in missione nella Svizzera italiana, sposatosi con una maestra di Roma, pensò a questo punto di ritirarsi parzialmente ad Acuto, a cui era rimasto molto legato. Era amico del professor Martucci, e pensò bene di ripagarlo dei suoi sacrifici economici chiedendo di vendergli un lato della costruzione per trasformarla in una piccola villa. L'accordo fu raggiunto con soddisfazione di entrambe le parti. Claudio acquistò anche una porzione di terreno alle spalle dell'ex cinema, e la trasformò in un bel giardino.
La casa, in tal modo, fu condivisa tra un docente ed un altro, per l'impensabile via dell'arte del cinema che solo per un po' aveva caratterizzato quell'angolo del paese. Ma ormai, con l'avvento della televisione, il cinema era penetrato ugualmente nelle case anche di gente umile come gli abitanti di Acuto, e la missione del professor Martucci poté considerarsi in buona parte riuscita. Era stato lui a far conoscere a tutti i capolavori di Rossellini e di De Sica.
Nessun commento:
Posta un commento