Tonino aveva un coraggio incredibile, e non si abbatté per la brutta disavventura. Con la mano così ridotta, avendo una buona prensilità tra pollice e mignolo, riuscì praticamente a far tutto, e bene, perfino a scrivere, appoggiando la penna nell'incavo del pollice, per tutti e cinque gli anni della scuola elementare e anche per il futuro.
Tonino Bersaglia, a maggior ragione, continuò a meritare il suo soprannome di Bersagliere, sempre primo per ogni avventura, coraggioso e qualche volta irresponsabile.
Aveva un fisico robusto e nello stesso tempo agile, riusciva a infilarsi anche nei luoghi più inaccessibili, e fungeva da avanguardia in tutti i nostri giochi più avventurosi. Quel tremendo infortunio, ultimo residuo della durissima guerra, non lo aveva minimamente scalfito.
Giocava a pallone con vera abilità, era un mediano ricco d'inventiva, e avrebbe forse potuto anche riuscire, ma il padre, Angelino, che era l'elettricista del Comune, riuscì a trovargli subito un posto di lavoro, e così Tonino, piano piano, si ritirò un po' dalla nostra banda, e soltanto l'estate, per le vacanze, tornava a inserirsi nel gruppo e a far capire che, se se ne era staccato, era stato soltanto per necessità familiari. Il padre, in paese, era noto per la sua severità, e così pure la moglie e tutto il notevole plotone dei figli, maschi e femmine, che da soli riuscivano ad animare l'intera Piazza della Corte.
Tonino Bersaglia, comunque, con tutto il suo handicap, riuscì sempre ad emergere per dinamismo e intraprendenza sull'intero gruppo familiare degli Attura.
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