sabato 29 giugno 2013

186. In viaggio con Lorenzino

Per un anno, fra i tanti anni di collegio, potei tornare ad Acuto. Era il 1950, e fu un Anno Santo in tutti i sensi.
Quell'anno viaggiai tutti i giorni con il trenino Roma-Fiuggi-Alatri,  e frequentai il ginnasio al Conti Gentili di Alatri, uno dei licei più seri e impegnativi della Ciociaria.
Il trenino aveva ripreso servizio da un paio d'anni, ed era lento e preciso come un cronometro. Eravamo una cinquantina di studenti di Acuto, ce n'erano molti anche nelle professionali. A questi si aggiungevano altri, di Fiuggi e dei paesi successivi fino ad  Alatri. 
A risalire la strada verso la cittadina ciociara, importante centro di studi, eravamo circa duecento. Eravamo tutti amici, e c'erano anche parecchie ragazze, specialmente di Fiuggi.
Colui che spiccava, sia per il suo fisico, occhi azzurri, capelli biondi, sa per le sue notevoli attitudini agli studi matematici, era Lorenzino Necci, i cui genitori erano entrambi di Acuto, ma risiedevano ormai da decenni nella cittadina termale, dove Lorenzino era nato. Con lui, che aveva solo quindici anni ed era un esordiente al ginnasio, viaggiava la sorella maggiore Albarosa, che di anni ne aveva diciotto ed era in classe con me, e che finì per sposare il suo compagno di banco Angelo Mosetti, divenuto poi medico primario al San Giovanni.
Ma il vero volo lo spiccò Lorenzino Necci, destinato a diventare un grande economista e un uomo di rilievo anche nel mondo politico, nelle file del partito repubblicano. Negli anni '70-'80 Necci ebbe importanti incarichi all'Eni e alle Ferrovie dello Stato, e fu molto stimato nell'ambito della Comunità Economica Europea.

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