Era un derby eno-gastronomico di tutto rilievo, quello tra Nannetta e Peppinella. Un derby dal clima casareccio, quando il paese era vivo e popoloso, quando alberghi e ristoranti avevano un ruolo del tutto marginale e lasciavano via libera a queste manifestazioni pagane di benessere e di allegria.
In paese, infatti, c'erano anche altri locali, compresi quelli improvvisati delle fraschette: un privato che aveva prodotto del vino in sovrabbondanza era autorizzato a rivenderlo aprendo un locale provvisorio all'insegna di una frasca, un verde ramo d'albero, e finché il vino durava si poteva ospitare anche avventori che giocavano a carte e bevevano il loro quartino, ed era ugualmente autorizzata la vendita spicciola alle famiglie. Si trattava sempre di ottimi vini, di produzione genuina.
Sotto casa mia ce n'erano due: una grande in Via Vittorio Emanuele, e una praticamente a due passi, all'inizio del Vicolo Gaudente. Ma raramente si assisteva a spettacoli di gente avvinazzata, perché si beveva sempre con moderazione, anche perché di moneta spicciola ne circolava poca. E poi quasi tutte le famiglie producevano vino in proprio, sicché in fraschetta o all'osteria ci si incontrava più che altro per farsi una partita a carte o per raccontarsi fatterelli allegri. L'alcoolismo, ad Acuto, praticamente non esisteva o era del tutto marginale.
Certo, allora automobile e patente l'avevano pochissimi, quasi nessuno, e proprio non garantisco che avrebbero superato indenni l'esame di gradazione etilica.
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