Prima di chiudere definitivamente il cinema che aveva aperto con tante speranze e tanto dispendio economico, il professor Martucci, figura caratteristica della cultura ad Acuto negli anni dell'immediato dopoguerra, volle cimentarsi anche con il teatro.
Era ovviamente un tentativo senza speranze, perché la popolazione del paese si era ridotta da tremila a millecinquecento abitanti, e con tutto l'amore per il teatro che indubbiamente c'era, uno spettacolo di prosa non avrebbe potuto tenere per più di una settimana.
Infatti, fu così. In paese era arrivata una compagnia teatrale, una specie di carro di Tespi, con un pullmino malridotto e una vistosa insegna: "La compagnia di Silver Scialla".
Si accamparono nel giardino retrostante il locale del cinema, e anzi il professore concesse loro l'uso di parte dell'abitazione personale, che costituiva tutto l'investimento dei risparmi delle sue lezioni private d'italiano e di filosofia durante per almeno venti anni.
La compagnia era guidata da un capocomico pieno di entusiasmo e d'idee: Silver Scialla, appunto, arrivato da qualche provincia del Sud col suo codazzo di attori e attrici di ogni età e condizione civile. Le prime uscite ricalcarono i consueti spettacoli del varietà, con situazioni e battute un po' logore, che comunque furono accolte con simpatia. Il pubblico, dati anche i prezzi molto popolari, accorreva ogni sera con discreto interesse.
Anche gli spettatori erano di tutte le età, dai bambini più piccoli agli anziani più attempati e impensati. Ma dopo due o tre serate, il pubblico cominciò a diradarsi.
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