giovedì 31 gennaio 2013

120. Il povero Neno

Saranno state le raccomandazioni di mia madre a non commettere imprudenze, fatto sta che imbucai le scale della mia cameretta senza dire niente a nessuno, e andai a nascondermi sotto il lettino, per scongiurare rimproveri e scenate, due cose che non mi sono mai piaciute.
Alla fine dovetti arrendermi: non era proprio il caso di fare l'eroe, dovevo accettare la sconfitta e il ridicolo di essere stato preso a sassate da una bambina alla mia prima libera uscita. Comunque non serbai rancore verso Elena, una ragazzina allegra e socievole, che entrò a far parte con pieno diritto della piccola banda di bambini e bambine che avevano il loro regno in piazza San Nicola, la nostra via Paal.
Elena abitava proprio in fondo al vicolo di San Nicola, i suoi genitori si chiamavano Nanna e Neno, cioè Anna e Nazareno. Il povero Neno era malato, e se ne stava immobile in un seggiolone per tutta la giornata, dando però spesso segni d'impazienza. Ogni tanto emetteva una specie di grido di protesta: - Piripicchia po'!" Chissà che cosa voleva dire, forse "E pazienta un altro po'!" 
La speranza di casa era in quel ragazzo pugile, Nando Meloni, piccolo e tracagnotto, che prometteva meraviglie, e almeno per qualche anno seppe davvero mantenerle, diventando uno degli elementi di spicco di una palestra romana a Piazzale Preneste.

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