Zenaide non viveva neanche sempre ad Acuto, ma veniva solo d'estate con la sua famiglia, il marito Pietrino, usciere di un ente pubblico, e due belle ragazze: Lisetta, la più grande, sui vent'anni, e Marisa, una biondina molto graziosa, che aveva la mia stessa età.
Durante la guerra, Zenaide con le figlie si trasferì ad Acuto, nella sua gande casa dirimpetto alla nostra. C'era anche amicizia fra noi, e quando le scuole furono chiuse, io e Marisa decidemmo di prepararci insieme agli esami di ammissione alla scuola media.
Per un paio di mesi la cosa funzionò abbastanza, ma in realtà ci accorgevamo ogni giorno delle difficoltà. Si trattava di fare il salto di un anno, non avendo frequentato bene neanche la quarta elementare. Difficoltà particolari nei verbi e nella matematica. E poi c'era la guerra, c'era l'invasione dei tedeschi, stavamo tutti aspettando gli alleati fermati dai tedeschi sul fronte di Cassino.
Così si allentarono gli studi, e un po' di allentò anche l'amicizia. Marisa era molto carina e mi trovavo bene con lei. Forse era sbocciato qualcosa, fra noi. E me ne accorsi qualche anno dopo, quando d'estate Marisa tornò ad Acuto con tanto di fidanzato adulto, e io ci rimasi piuttosto male, rimproverandomi di non aver avuto il coraggio di manifestarle il mio abbozzo di sentimento.
In realtà, le nostre strade si erano separate per sempre. L'anno dopo, mi aspettavano troppe cose, e soprattutto il collegio, che per anni avrebbe diversificato per sempre il mio ambiente personale da quello della mia famiglia e dei miei compaesani, ambiente del quale finora mi ero nutrito, con mia grande felicità.
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