Mia madre aveva frequenti contatti con Giulia. Neno, invece, partiva la mattina prestissimo per andare in campagna e non si rivedeva che la sera tardi, portando sulle spalle i pochi prodotti del suo campicello.
Giulia, del resto, spesso non faceva neanche il pranzo. Noi eravamo sempre una decina di persone, a tavola, e qualcosa restava sempre, sicché mia madre chiamava Giulia e le offriva qualcosa di cui cibarsi.
Era estremamente timida, Giulia, e non sarebbe mai entrata a pranzare con noi. Però accettava un piatto o una scodella di cibo, e ringraziava silenziosamente mia madre. Le diceva: - Se ti serve qualcosa da fare, chiamami: lo so che voi siete in tanti e c'è sempre qualche incombenza -
Giulia era la prima delle tante amiche di mia madre: per lei avrebbe fatto di tutto. La più grande delle sue figlie abitava a pochi metri di distanza da noi, e i suoi figli, Maurizio e Carlo, erano nostri amici di giochi e compagni di scuola: coetanei miei e di mio fratello Luciano. Avevano anche una sorellina più piccola, Carmela, che aveva gli stessi anni dell'ultima di noi, Maria Vittoria, nata il giorno della Vittoria: 4 novembre 1940.
Nel dopoguerra, le famiglie più povere del paese hanno stentato per tanti anni, come le altre, del resto: ma poi chi aveva voglia di fare, di avanzare, di conquistare un posto nella società è riuscito a farsi largo e ad emergere.
I fratelli Maurizio e Carlo, trasferiti a Roma, sono riusciti a creare una piccola industria tecnologica, che ha dato anche lavoro a tanti altri ragazzi in gamba e vogliosi di guadagnarsi onestamente la vita.
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