martedì 29 gennaio 2013

119. Quando sarò grande

Tra me e mio fratello più grande,Vito, correvano ben dodici anni di differenza, una mezza generazione.
Quando io avevo quattro anni, e cominciavo a fare i primi ragionamenti, Vito ne aveva sedici, e per me era già la pietra di paragone per il futuro. Non so se veramente lui sia andato mai a spaccare la legna nella piazzetta vicina, ma a casa mia rimasero quasi proverbiali queste mie parole: - Quando sarò grande come mio fratello Vito, andrò a spaccare la legna a piazza San Nicola -
Evidentemente mi sentivo già un piccolo Ercole, e le mie aspirazioni erano rivolte a un modello di carattere fisico.
Mi stavo preparando per la mia prima libera uscita in piazza San Nicola, che era la piazza dei giochi del rione, nella quale ci si poteva divertire liberamente, per la prima volta senza il controllo di una persona adulta.
Quelle mie parole dovevano diventare famose per l'esito che mi attendeva. Andai, giocai, e...rimediai una sassata in testa da una mia robusta compagnuccia di gioco, Elena Colalolio, sorella minore di un giovanottello che stava per diventare un pugile di buon avvenire.
Una sassata sicuramente casuale, ma capace di aprirmi una bella ferita nel cuoio capelluto, in pieno cranio, che cominciò a sanguinare vistosamente e mi costrinse a ritornare precipitosamente a casa, da dove ero partito con tanta baldanza e sicurezza.

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