domenica 27 gennaio 2013

118. Come i ragazzi della Via Paal

Il gioco, interrotto al tramonto, riprendeva al mattino verso le dieci, e ci teneva impegnati per ore e ore. Le due bande erano composte da non più di dieci elementi ciascuna, bambini e bambine mischiati, e le ragazzine non meno tignose e impegnate dei maschi. Anzi, la nostra capobanda era una ragazzotta di dodici anni, mia cugina Maria Luigia, fornita di un carattere deciso e intraprendente.
Un inno di guerra diceva: "Piazza della Corte, tu sei la più forte:/ fatti avanti se hai tu il coraggio,/ e se zia Augusta te lo darà il passaggio, / poi le Brunetti indietreggiar ti fan..."
Ogni tanto c'era un'incursione, per lo più da parte di San Nicola, per dimostrare che quei dieci metri di dislivello non ci mettevano paura. E allora salivamo compatti gli scalini del vicolo, con tanto di bastoni con le pannocchie innestate, e andavamo a colpire i bambini rivali.
Una volta un colpo di pannocchia un po' troppo pesante mi fu fatto pagare con un manrovescio e un forte rimprovero da un ragazzo diciottenne, per vendicare l'offesa fatta a una sorella più piccola. Poi venivamo ricacciati di corsa giù per gli scalini, sempre cantando canzoni di guerra. In realtà eravamo consapevoli che tutto ciò era solo un  divertimento, esattamente come quello dei ragazzi della Via Paal, che aveva le sue regole e i suoi tempi. Una guerra poteva durare al massimo tre o quattro giorni. Poi i due rioni tornavano amici, e i bambini dell'uno e dell'altro si mescolavano insieme per i giochi  più tradizionali, che si svolgevano per lo più nella piazzetta di San Nicola, il luogo più adatto e appartato per i nostri divertimenti.

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