mercoledì 20 febbraio 2013

130. La biblioteca di Ninì

Verso la famiglia del mugnaio Arcangelo il paese ha un enorme debito di gratitudine. A parte le due bravissime maestre, Ninì è stato per noi un amico generoso. La loro casa aveva una splendida biblioteca,e tutti i libri più belli erano lì: l'intera collezione dei magnifici romanzi della Medusa, editore Arnoldo Mondadori, allora libero da ogni egida politica.
Tramite Ninì, tutto il paese di Acuto ha letto i romanzi più belli e affascinanti. Ricordo, ad esempio, "La prima moglie Rebecca", "E le stelle stanno a guardare", "Le chiavi del Regno", "Niente di nuovo sul fronte occidentale", e altri capolavori che io, pur avendo solo dieci anni, leggevo avidamente.
Ninì era felice di dare a leggere i suoi libri a ragazzi e ragazze di tutto il paese: li riaveva indietro sempre puliti e intatti, perché sapevamo che lui e le sue sorelle ci tenevano moltissimo.
Ninì era sempre generoso anche al bar, quello famoso della Pensione Roma giù alla passeggiata di San Sebastiano, il più frequentato di tutto il paese. Ninì, avendo certamente qualche soldo più di noi, spesso offriva un caffè o una bevanda ai suoi tre o quattro amici più fedeli, pur sapendo che non avremmo potuto ricambiare con altrettanta generosità. Inoltre il vero dono che ci faceva era la sua allegria, il suo modo di comunicare con spontaneità ed arguzia.
Lo rividi dopo moltissimi anni, quando insegnavo alla scuola media di Trevi nel Lazio, e mi diede un passaggio di fortuna sul suo camioncino. Generoso come sempre.
E tifosissimo della Roma: ricordo come ora la sua enorme sofferenza in diretta, il famoso 17 giugno 1951, quando i giallorossi, pur battendo per 2-1 il Milan neocampione d'Italia, retrocessero, loro unica volta, in serie B e io, laziale, dovetti consolarlo: - Ma sì, dai: sai quanto ci mette la Roma a tornare in serie A: basterà un anno soltanto -  E fu così.

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